Come fare una fattura da forfettario
La prima fattura da forfettario mette un po' di ansia, ma le regole sono poche e sempre le stesse. La differenza rispetto a una fattura normale è che tu non applichi l'IVA, e proprio per questo devi scrivere alcune cose precise per essere in regola. Vediamo cosa deve contenere, qual è la dicitura giusta e quando serve la marca da bollo, così la fai senza sbagliare.
Cosa deve contenere la fattura
Una fattura da forfettario contiene gli stessi dati di qualsiasi fattura, con un paio di differenze importanti. Devono esserci i tuoi dati con la partita IVA e il codice fiscale, i dati del cliente, un numero progressivo e la data, la descrizione di quello che hai fatto e l'importo del compenso.
La differenza è che non trovi la riga dell'IVA, perché nel regime forfettario operi in franchigia e l'imposta non si applica. Allo stesso modo, non indichi la ritenuta d'acconto, perché il forfettario non la subisce. Restano fuori anche i contributi, salvo i casi in cui la tua cassa preveda una rivalsa da esporre separatamente.
La dicitura corretta per l'esenzione IVA
Il punto che spaventa di più è in realtà solo una frase da copiare ogni volta. In fattura devi indicare che si tratta di un'operazione senza applicazione dell'IVA ai sensi dell'articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge numero 190 del 2014. È questa dicitura che spiega al cliente e al fisco perché non c'è imposta.
Conviene aggiungere anche la riga che chiarisce che l'operazione non è soggetta a ritenuta d'acconto, sempre in virtù del regime forfettario. In questo modo eviti che un cliente, per abitudine, ti tratti come un professionista ordinario e ti applichi una trattenuta che non ti spetta.
La marca da bollo, quando serve
Visto che la fattura è senza IVA, scatta una regola che molti dimenticano. Quando l'importo della fattura supera i 77,47 euro, devi applicare una marca da bollo da 2 euro. Può essere una marca fisica incollata sulla copia cartacea, oppure assolta in modo virtuale sulla fattura elettronica. Il costo del bollo, se vuoi, puoi anche addebitarlo in fattura al cliente, indicandolo come voce separata.
Un esempio pratico
Giulia è una grafica in regime forfettario e deve fatturare 500 euro a un'azienda. La sua fattura riporta i suoi dati con partita IVA, i dati del cliente, numero e data, la descrizione del lavoro e l'importo di 500 euro senza IVA. Sotto, inserisce la dicitura del regime forfettario e la riga sulla ritenuta non applicata. Poiché i 500 euro superano la soglia, aggiunge la marca da bollo da 2 euro. Nulla di complicato, ma basta dimenticare la dicitura o il bollo per ritrovarsi con una fattura non a norma.
Fallo in automatico con Mirco Kit
Compilare ogni volta gli stessi campi, ricordarsi la dicitura esatta, controllare la soglia del bollo e tenere la numerazione in ordine è una perdita di tempo che si presta agli errori. Il generatore di fatture di Mirco Kit lo fa per te. Inserisci i dati una volta, e ottieni una fattura pronta, con la dicitura corretta, la marca da bollo dove serve e la numerazione coerente, da scaricare in PDF. Paghi una volta sola, senza abbonamenti mensili.
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Domande frequenti
Il forfettario mette l'IVA in fattura?
No. Nel regime forfettario operi in franchigia, quindi la fattura è senza IVA e va indicata la dicitura che richiama i commi da 54 a 89 della Legge 190 del 2014.
Serve la ritenuta d'acconto?
No. Il forfettario non subisce la ritenuta d'acconto, ed è buona norma scriverlo in fattura per evitare che il cliente la applichi per abitudine.
Quando ci vuole la marca da bollo?
Quando l'importo della fattura senza IVA supera i 77,47 euro. In quel caso si applica una marca da bollo da 2 euro, fisica sulla copia cartacea o virtuale su quella elettronica.
La fattura del forfettario deve essere elettronica?
Sì. Dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria anche per i forfettari, e va trasmessa al Sistema di Interscambio. La compilazione corretta è il primo passo, mentre l'invio allo SdI richiede un canale di trasmissione dedicato.
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